Il Santuario della Beata Vergine Assunta

Il Santuario di Seggiano risale ad un periodo antecedente al 1573, data certa rilevata da alcune documentazioni in cui veniva già definito “vecchio” e le credenze del periodo narravano che intorno ad esso si vociferava anche di una apparizione della Madonna a una povera ragazza muta del luogo. Durante le ripetute pestilenze, sia del 1576-1577 (cosiddetta Peste di San Carlo) e soprattutto la terribile peste del 1630 abbattutasi nel Nord Italia ed immortalata da Alessandro Manzoni ne I Promessi sposi, il Santuario venne utilizzato come ricovero per i malati. Intorno al 1689 venne restaurato e dotato di un bel portale d’ingresso con ornamento di perfetto stile barocco e la facciata divisa da quattro lesene con altrettante nicchie. In questa occasione fu completamente rifatto anche il campanile. Successivamente nel corso della seconda guerra mondiale nel 1944 fu distrutto da un bombardamento, e il Santuario venne ricostruito sulla vecchia pianta già nel ’45 dal Genio Civile. Nel 1950, per la consacrazione del Santuario, il cardinal Schuster regalò alla parrocchia il bel quadro della Madonna di Farfa, che ora si trova sulla pala d’altare. Oggi il Santuario, che può contenere fino a 200 persone, è il centro religioso della comunità di Seggiano divenuta parrocchia nel 1968. Notevole l’apporto degli immigrati siciliani provenienti da Pietraperzia in provincia di Enna, che dagli anni Sessanta ha fatto sì che oltre 4.000 pietrini si trasferissero in Lombardia, praticamente tutti a Seggiano, intorno a piazza Garibaldi e che hanno portato nel Santuario i simboli cristiani e la liturgia della loro terra: il Cristo in fasce, l’urna col Cristo nel sepolcro, la statua dell’Addolorata. Dal 1967 i pietrini hanno introdotto anche la processione del Venerdì Santo, detta delle “fasce”, che riproposta da allora ogni anno riscuote una partecipazione calorosa e sentita anche dagli immigrati dei paesi vicini. Il nome alla tradizionale processione, detta delle fasce, deriva proprio dalle tradizioni siciliane ed è chiamata così proprio perché dalla sommità della colonna si dipartono fitte fasce di tela bianca che i fedeli tengono con le mani tutto intorno al carro, simulando il Calvario. Tutto come a Pietraperzia, tranne l’altezza della colonna che a Pioltello è inferiore per via dei fili della luce. E dal ’67 la processione si ripete anche qui, in una sorta di Pietraperzia parallela che però è ormai un pezzo di Pioltello. Per questo motivo, il Santuario godette sempre di grandissimo credito e molti pellegrini vi giungevano da tutte le parti, soprattutto in occasione della festa dell’Assunta il 15 agosto.

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