“Gran casinò”, uno spettacolo per dire no al gioco d’azzardo

Davvero da non perdere lo spettacolo Gran casinò – storie di chi gioca sulla pelle degli altri, che andrà in scena venerdì 3 marzo presso la Sala Consiliare del Comune. Si tratta di una produzione di “Itineraria Teatro”, associazione culturale e teatrale nata a Cologno Monzese nel 1994, che da allora produce e realizza solo spettacoli di Teatro Civile, con testi di denuncia strettamente ancorati all’attualità, portando in scena tematiche di attualità sociale e civile a livello nazionale, in collaborazione con Amministrazioni comunali, Scuole, Università, parrocchie, associazioni culturali.
Tra gli spettacoli più noti e riusciti della compagnia si ricordino Voci dalla Shoah, un recital che raccoglie le testimonianze di Goti Bauer, Liliana Segre e Nedo Fiano, sopravvissuti del campo di sterminio di Auschwitz; Dove è nata la nostra Costituzione, che intreccia le biografie di quattro padri costituenti con gli eventi che portarono alla nascita della nostra carta fondamentale; Bambini esclusi, prodotto in collaborazione con UNICEF sulla condizione dell’infanzia nel mondo; Mia terra, patria mia, che ancora una volta dà voce a chi voce  non ha, affrontando la situazione palestinese; H2Oro, spettacolo sul tema del diritto all’acqua, che ha segnato una svolta nella modalità teatrale della Compagnia, con una messinscena a metà tra il teatro civile e l’inchiesta giornalistica.
Sulla scia di H2oro sono nati poi Q.B. Quanto Basta sui temi dell’alimentazione e la tutela dell’ambiente e Identità di carta sul razzismo e la condizione dei migranti. I Presidenti della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano hanno voluto sottolineare l’impegno civile e sociale della compagnia, premiandola con una targa d’argento.

In Gran casinò a farsi portavoce sulla scena della problematica del gioco d’azzardo è Fabrizio De Giovanni. Vincitore del “Premio Nazionale Enriquez 2016” come miglior attore nella sezione Teatro Civile, De Giovanni è stato tra i fondatori della Compagnia Itineraria. Nella sua carriera ha collaborato con Dario Fo e Franca Rame.
Dal 1992 ha iniziato un’intensa attività nell’ambito della promozione della lettura, dedicata sia ai bambini e ragazzi, sia agli adulti, collaborando con oltre centinaia di biblioteche in tutta Italia. Solo in scena, usando come scenografia solo un leggio e due schermi su cui vengono proiettate immagini e video, in tono ironico, satirico, ma anche sofferto, De Giovanni racconta, dati alla mano, il business del gioco d’azzardo nel nostro Paese e le drammatiche storie di chi, minorenni compresi, per il gioco si è rovinato la vita, fino a perderla.
Denuncia come, nonostante il gioco d’azzardo sia stato da definito anche da Papa Francesco «un flagello al pari del narcotraffico», in tutta Italia si assista a una proliferazione della sua offerta legale, sostenuta da una promozione pubblicitaria sempre più massiccia e aggressiva. E se è vero che sempre più associazioni e cittadini chiedono con determinazione alle Istituzioni di regolamentare il settore, ponendo dei limiti all’offerta del gioco, spesso ci si dimentica però di indagare la composizione delle Commissioni chiamate a definire le regole: così capita che ex politici che hanno collaborato alla redazione del Testo Unico sui Giochi vengano assoldati dalle Concessionarie e manager delle multinazionali dell’azzardo vengano candidati al Parlamento e assumano incarichi nella gestione politica del settore.
Il business ad ogni costo, un costo elevatissimo: vite spezzate, famiglie distrutte, costi sociali inestimabili. Per fortuna, a fronte alla latitanza di certe Istituzioni, ci sono parecchi cittadini che, riuniti in libere organizzazioni, insieme anche al mondo della scuola, collaborano a costruire argini culturali a questo fenomeno.

Lo spettacolo si offre come «strumento di comunicazione emotiva e al contempo razionale per stimolare l’indignazione e creare consapevolezza». Già, consapevolezza del fatto che in un’Italia che è da anni in forte declino economico e sociale, il gioco d’azzardo ha fatto registrare un exploit travolgente: gli italiani sono meno dell’1% della popolazione del pianeta, ma nei giochi on line rappresentano il 23% del mercato mondiale. Ogni cittadino italiano, minorenni compresi, si è giocato in media l’anno scorso più di 1.500 euro.
Molti hanno intravisto nel gioco d’azzardo la soluzione ai propri problemi economici e si sono gettati a capofitto nel mare delle scommesse; lo Stato, dal canto suo, «ha pensato bene di risolvere i propri deficit di bilancio andando a pescare nel torbido dell’azzardo per aumentare le entrate fiscali». Di fronte a tutto ciò, lo spettacolo vuole allora urlare con forza “no” al gioco d’azzardo, anche a quello legale, e «contribuire a creare consapevolezza su un perverso business gestito dalle lobby del gioco e dalla malavita. Perché questo cancro sociale cessi di propagarsi nelle menti e nell’animo di milioni di cittadini».

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